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Infatti, le
graminacee sono delle specie
con radici dense ma superficiali, che consentono di agire
attivamente contro l'erosione e di stabilizzare fortemente gli
strati di chiusura riportati. Inoltre, il loro sistema aereo,
grazie al loro habitus da tappeto erboso o a ciuffo, assicura
una copertura omogenea e rapida dei terreni.
Le dicotiledoni (leguminose e specie
selvatiche), invece,
vengono scelte per il loro sistema aereo a forma di rosetta, che
consente loro di conservare il colore verde delle foglie in
estate. Sono delle specie in grado di gestire bene l'acqua e di
resistere ad uno stress idrico. Le
leguminose presentano un sistema radicolare molto
profondo, fissatore di azoto. Queste proprietà consentono loro
di migliorare il substrato in cui evolvono.
Infine, le dicotiledoni,
grazie al loro apparato radicolare sviluppato e alla struttura
delle loro foglie, hanno una capacità evapotraspirante superiore
alle altre specie.
La miscela di queste due famiglie, nelle proporzioni definite in
precedenza, genera una strutturazione del suolo con un'ottima
rete radicolare, in superficie per le graminacee e in profondità
per le dicotiledoni. Ciò consente quindi di aumentare gli scambi
«esterno-substrato», una buona estrazione dell'acqua contenuta
nei suoli e una stabilizzazione degli strati di chiusura.
L'uso di specie selvatiche,
grazie alla loro grande diversità genetica e alla loro buona
facoltà di adattamento, consente di avere una miscela rustica
adatta a qualsiasi tipo di substrato e che si perpetua anche sui
supporti più difficili. Inoltre, queste specie vegetali hanno il
vantaggio incontestabile di richiedere poca manutenzione; una
falciatura all'anno è più che sufficiente per assicurare una
buona perennità e un bell'aspetto estetico dei siti recuperati.
Le miscele possono anche soddisfare una preoccupazione più
estetica. Infatti, le specie
selvatiche scelte hanno periodi di fioritura sia in
primavera che in estate e conservano quindi un aspetto fiorito
il più a lungo possibile. |